Lo scorrere del tempo raffina i desideri e li consuma.
Da anni sto cercando il mio modo per esprimermi, al di là degli affetti e dal lavoro quotidiano. Ho provato prima con la fotografia, poi con la scrittura di fumetti e di fiabe, ma non sono mai stato soddisfatto dei risultati, anche perché sono di carattere troppo esigente.
Quest'anno ci ho pensato su per bene e ho capito che l'attività che più mi appassiona e più mi da' soddisfazione è la scrittura, il saper narrare. Non è per niente facile. Devo sconfiggere innanzitutto il mio innato razionalismo, ulteriormente rafforzato dal mestiere che faccio. Dopo aver scritto e riscritto due capitoli di un romanzo a cui pensavo da tempo ho visto quant'è difficile uscire dagli schemi che ormai ci siamo imposti; dopo molti tentativi di ricominciare, tutti falliti in principio, non ho potuto fare a meno di pensare se non fosse meglio lasciar perdere anche questo sogno e restare un semplice, appassionato, lettore.
No, non lascerò perdere. Non voglio diventare famoso e neppure vantarmi di aver anch'io il mio piccolo capolavoro pubblicato da qualcuno, ma voglio insistere. Perché? Perché ho scoperto che restare concentrato su una attività che davvero mi interessa, mi aiuta a vivere meglio anche il resto del mio quotidiano e perché, in fondo in fondo penso di aver qualche possibilità di scrivere qualcosa di buono.
E la meditazione? E il Dharma? Perché non ti concentri direttamente su questo? In fondo è la cosa più importante che hai scoperto nella tua vita? E' vero, ma ho realizzato che per non abbandonare la pratica del Buddha devo essere capace di giocarci, di diluirla in tutta la mia esistenza. Verrà un momento in cui potrò dedicarmici in maniera frontale, con regolarità e costanza, ma non è questo. Ora devo vivere tutta la mia vita con presenza mentale, illuminato dal Dharma, e già questo è tanto.
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domenica 25 settembre 2011
Scrivere e vivere
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venerdì 4 settembre 2009
Non sarò mai uno scrittore
E dire che in angolino della mente ci avevo davvero sperato. Ho provato prima con dei racconti, poi una fiaba, alcune poesie e persino delle bozze di sceneggiatura, ma non c'è niente da fare.
Me ne sono reso conto ieri, sfogliando le Memorie di Adriano, sono troppo introspettivo e pignolo per dare davvero vita alle parole, il massimo che riesco a fare è curare queste note ed è già un piccolo successo.
Come forma creativa mi rimane la fotografia, anche se negli ultimi mesi le ho dedicato pochissima attenzione, ma credo di avere ancora qualche chance di realizzare qualcosa.
Del resto la natura delle nostre passioni è come quella delle bolle di sapone: nascono, crescono, volano libere per un breve tratto e infine scoppiano, magari su bel prato verde; poi rinascono finché c'è il sapone e la voglia di soffiare.
Me ne sono reso conto ieri, sfogliando le Memorie di Adriano, sono troppo introspettivo e pignolo per dare davvero vita alle parole, il massimo che riesco a fare è curare queste note ed è già un piccolo successo.
Come forma creativa mi rimane la fotografia, anche se negli ultimi mesi le ho dedicato pochissima attenzione, ma credo di avere ancora qualche chance di realizzare qualcosa.
Del resto la natura delle nostre passioni è come quella delle bolle di sapone: nascono, crescono, volano libere per un breve tratto e infine scoppiano, magari su bel prato verde; poi rinascono finché c'è il sapone e la voglia di soffiare.
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venerdì 29 febbraio 2008
La storia di Tredicino
Quanto è bella la vita! Quanto è bella la vita! Quanto è bella la vita!
Lo ripeterò sempre ciò: mi dispiacerebbe morire giovane senza prima aver bevuto al calice di questa vita senza prima aver gustato il prelibato liquore della vita!
L'amore, la giovinezza, la lotta sono cose fatte per l'uomo.
E' inutile che l'uomo cerchi di mascherarsi sotto l'aspetto della civilizzazione: egli è sempre rimasto quello che era in principio: fare la preda di queste passioni che a parer mio sono quelle principali che reggono il mondo!
Lo ripeterò sempre ciò: mi dispiacerebbe morire giovane senza prima aver bevuto al calice di questa vita senza prima aver gustato il prelibato liquore della vita!
L'amore, la giovinezza, la lotta sono cose fatte per l'uomo.
E' inutile che l'uomo cerchi di mascherarsi sotto l'aspetto della civilizzazione: egli è sempre rimasto quello che era in principio: fare la preda di queste passioni che a parer mio sono quelle principali che reggono il mondo!
(Generazione ribelle - pag.110)
Ho trovato queste riflessioni esuberanti studiando una bella raccolta di lettere di resistenti italiani della II Guerra Mondiale. Se oggi qualcuno mi dicesse le stesse cose sinceramente lo considererei un po' troppo ingenuo e cercherei di farlo ragionare, ma dette da un ragazzo di 17 anni dopo sei mesi di guerra in montagna hanno tutto un altro sapore.
Ludovico Ticchioni, nome di battaglia Tredicino, scriveva queste righe sul suo diario l'8 dicembre del 1944, tre mesi dopo aver fatto la scelta partigiana ed essere fuggito in montagna. Ludovico era una testa calda, figlio di un ufficiale monarchico e noto in paese per la sua insofferenza ai fascisti, si era unito alla Resistenza a 17 anni contro il parere della madre. Il suo diario trasmette un infinito amore per la vita, l'Italia e l'avventura.
In questi tempi così nebbiosi, in cui tutto vediamo e così poco viviamo, le figure come la sua sembrano veramente venire da un altro mondo. Leggete cosa scrive il 17 gennaio 1945, venti giorni dopo la sua cattura da parte delle truppe repubblichine.
Sono sicuro che oggi
sarà il mio ultimo
giorno di vita.
Non mi importa
di morire.
sarà il mio ultimo
giorno di vita.
Non mi importa
di morire.
(archivio INSMLI)
Ludovico oggi avrebbe 81 anni, esattamente il doppio della mia età. Se fosse ancora con noi mi piacerebbe parlargli, chiedergli cosa ne pensasse delle sue parole infuocate di allora e se fosse riuscito a mantenere acceso il fuoco della sue passioni per tutta una lunga vita. Ma Tredicino non poté realizzare i suoi sogni. Un mese dopo la sua ultima lettera fu fucilato a tradimento dai fascisti con il suo coetaneo Gino Villa, entrambi ancora minorenni, a pochi mesi dalla fine della guerra.
Fonti:
Generazione ribelle - Diari e lettere dal 1943 al 1945 (A cura di Mario Avagliano)
Einaudi Editore
Archivio INSMLI
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