mercoledì 25 novembre 2009

Vigile silenzio

Attraversiamo quotidianamente tempi tribolati, la pratica più preziosa è il vigile silenzio.

mercoledì 16 settembre 2009

Faces atopico

In coda dal dermatologo. Dopo mesi di attesa forse riuscirò finalmente a risolvere un fastidioso (e antiestetico) problema alle unghie. Il dottore arriva con discreto ritardo, come un centauro in corsa, dovrebbe avere circa la mia età. Mi assale il dubbio - Sarà abbastanza bravo?
Finalmente mi riceve, la visita è molto rapida, si informa della terapia in corso, scuote la testa e capisco che si è già fatto la sua opinione; vorrei prolungare un po' la visita, giusto per essere sicuro che ci abbia pensato bene. Gli racconto delle circostanze in cui è avvenuto il trauma, mi ascolta un attimo e subito mi interrompe - "Il danno non è derivato dal trauma" - afferma deciso - "era già dentro di lei".

In un attimo sudo freddo, adesso ho anche troppa della sua attenzione.

"Scusi, cosa intende esattamente?" - gli chiedo esitando.

Mi guarda ancora meglio e comincia con una serie di domande preoccupanti.

"Ha problemi alla colonna vertebrale? Sente mai dei brividi alle gambe?"

"No"

"Allergie? Valori anomali nel sangue?" - e altre domande dello stesso, preoccupante, tenore.

"No" - insisto - "non ho nessun sintomo particolare negli ultimi mesi"

Adesso gli interesso per davvero, mi osserva gli occhi, mi scruta il viso e poi afferma sicuro - "Ecco la causa, lei ha un faces atopico".

Ho un cosa? penso tra me. Comincio ad avere paura - "Scusi, che cosa significa in italiano?" - lo so, non è una domanda brillante, ma lì per lì non mi è venuto di meglio.

"Da piccolo aveva fastidi incomprensibili? Non sopportava i vestiti? Passava lunghi periodi da solo? Ha avuto degli episodi schizofrenici? Come reagiva ad un pugno?" - e altro ancora. In un attimo questo medico, che non mi aveva mai visto prima, ha letto come un libro aperto episodi e sensazioni della mia prima infanzia, alcuni semplici, altri molto privati, che hanno segnato fortemente la mia crescita. Incuriosito dalle sue intuizioni quasi sciamaniche approfondisco alcune delle sue affermazioni e sono fulminato dalla precisione del me bambino che ha tracciato.

Termina la pausa e torniamo a parlare della terapia, mi spiega con pazienza tutto ciò che devo fare e mi assicura che in un mese recupereremo l'anno perso con farmaci inadatti, spero proprio che abbia ragione.

Prima di salutarlo mi complimento con lui per la sua acutezza - "Non è affatto difficile" - si schernisce - "il faces non sbaglia mai". Forse ha ragione lei dottore, ma solo per chi lo sa leggere.

Quanti segreti, che pensiamo siano sepolti profondamente dentro di noi, sono in realtà sul nostro viso, agli occhi di tutti, senza che ce ne rendiamo neppure conto?

E guardando tutto dall'altro lato, quanta parte del nostro complicato percorso di crescita, delle nostre paure, è dovuta a semplici disturbi, magari mai diagnosticati e sempre considerati normali?

Quanto poco sappiamo di noi stessi e del nostro corpo?

mercoledì 9 settembre 2009

Viva la libertà

Banner Roma

Io non sono né ateo, né razionalista, né agnostico, come può indovinare chiunque entri sul mio blog, ma voglio segnalare a tutti l'evento dell'UAAR del 19 settembre.

Lo faccio sia perché credo che assolutamente necessario ascoltare anche la loro voce, invece delle continue demonizzazioni che li circondano, sia perché concordo pienamente con le loro proposte concrete.

In bocca al lupo, amici dell'UAAR e non vi scoraggiate, un giorno il vento cambierà.

domenica 6 settembre 2009

Finalmente una battaglia

Per problemi familiari anche stasera dormo a casa dei miei suoceri, per sovergliare il loro sonno.
Ormai è tardi e tutti dormono, anche la televisione. Fa caldo, le zanzare sono al lavoro e come al solito non riesco a prendere sonno. Certo, se riprendessi in mano il librone che mi sono portato prima o poi crollerei, ma non è quello che voglio stasera.

Mi tormenta da giorni una domanda - Che forma sta prendendo la mia vita? - a volte mi sembra di essere quasi invisibile, celato sotto un velo di distacco, almeno per chi non mi conosce bene. Non posso più esitare, mi resta un solo modo per andare fino in fondo a quello che mi accade.

Aggiusto d'impulso la brandina, ammucchio alcuni cuscini, punto la sveglia a faccia in giù tra mezz'ora e mi siedo in zazen. Il caldo, i rumori, gli schiamazzi notturni dei ragazzi per strada, i sospiri soffocati dei malati, tutto si fonde dentro di me. Che meravigliosa battaglia con il coniglio che mi abita, si affaccia persino il mal di gambe, buon segno!
Suona la sveglia, il mondo riprende lentamente possesso dei miei passi, un controllo nelle stanze, tutto bene, recito un sutra, finalmente con il giusto spirito.
Dedico questo zazen e questo post a tutti i miei compagni di pratica, passati, presenti(?) e futuri; che possano sempre praticare con coraggio e determinazione.

Gassho

PS: mi accorgo solo ora che la pagina sul cui retro ho scritto di getto questo post contiene una frase dettata dal mio vecchio maestro: "Sediamo in zazen per creare quel silenzio e quella verità di cui la società ha bisogno." Grazie Kengaku, non mi molli mai

venerdì 4 settembre 2009

Non sarò mai uno scrittore

E dire che in angolino della mente ci avevo davvero sperato. Ho provato prima con dei racconti, poi una fiaba, alcune poesie e persino delle bozze di sceneggiatura, ma non c'è niente da fare.
Me ne sono reso conto ieri, sfogliando le Memorie di Adriano, sono troppo introspettivo e pignolo per dare davvero vita alle parole, il massimo che riesco a fare è curare queste note ed è già un piccolo successo.

Come forma creativa mi rimane la fotografia, anche se negli ultimi mesi le ho dedicato pochissima attenzione, ma credo di avere ancora qualche chance di realizzare qualcosa.

Del resto la natura delle nostre passioni è come quella delle bolle di sapone: nascono, crescono, volano libere per un breve tratto e infine scoppiano, magari su bel prato verde; poi rinascono finché c'è il sapone e la voglia di soffiare.

lunedì 27 luglio 2009

Medita... e basta

Promemoria per me stesso: continuare a porsi (angosciate?) domande sul difficile rapporto tra la pratica della meditazione e la vita quotidiana, qualunque essa sia, è una assoluta perdita di tempo.

Ho finalmente realizzato che la pratica della meditazione non è in conflitto con nulla, è semplicemente altro; ma non è fine a se stessa. E' l'atto che più di tutti può avvicinarci al risveglio, inteso proprio come fuoriuscita dalle diecimila illusioni in cui siamo immersi senza soluzione di continuità. Proprio per questa sua natura è tanto difficile praticarla con continuità e vigore; perché al di là delle nostre migliori intenzioni è molto difficile trovare la forza di tranciare volontariamente il nostro grande Io.

Non a caso il Buddha ha sottolineato la forza del Sangha, la comunità dei monaci.

Ecco dunque il mio nuovo koan: come praticare con convinzione in mezzo al caos, con le mie sole forze?

venerdì 10 luglio 2009

Scelte al buio?

Ho terminato da pochi giorni More about La Via Lattea di Odifreddi e Valzania. Si tratta di un dialogo sulla fede e la natura registrato lungo il Cammino di Santiago. Il volume è ben scritto, i dialoghi sono pieni di spunti interessanti e riferimenti storici curiosi. Pesano un po' alcune spiegazioni scientifiche di Odifreddi, per loro natura comunque complesse (confesso che alcune le ho saltate). Lo consiglio caldamente a tutti gli appassionati di letteratura di viaggio, ma soprattutto a chi ama riflettere su questioni religiose a tutto tondo.

Terminata la lettura mi è venuta spontanea una riflessione: come è possibile che due persone aperte, istruite e sensibili come i nostri autori, che si intendono perfettamente su molti temi, divergano totalmente sulle scelte più profonde, quali ad esempio la fede religiosa e il senso della vita?

Credo che la risposta a questo interrogativo stia nel meccanismo interiore con cui affrontiamo questi interrogativi esistenziali, che tutti prima o poi ci troviamo ad affrontare. Tra i primi strumenti che abbiamo a disposizione per indagare questi temi ci sono la conoscenza storica e il ragionamento deduttivo, ma questi sono elementi totalmente razionali e non possono da soli farci trovare il senso della nostra vita.
Dopo averne fatti uso ci troviamo infatti in una sorta di sospensione del giudizio, con alcune opzioni scartate (per banalizzare - non posso prendere sul serio il culto del Fuoco) e molte altre aperte (ad esempio - Quanto impatto ha l'esempio di Gesù Cristo sulla mia vita?).
Qui il raziocinio non ci può più essere d'aiuto ed allora per orientarci ci affidiamo ad altre percezioni più sottili, legate al nostro vissuto ed all'ambiente che ci circonda, e lentamente, con molte fughe in avanti e indietro, cerchiamo di trovare la forma che più ci appartiene.
Non è un caso, ad esempio, che nei centri Zen una delle domande costantemente rivolte ai praticanti, sia anziani che novizi, sia - Perché pratichi? - per scoraggiare un appiattimento fideistico sulla sola pratica dello Zazen.

Fin qui va tutto bene, è normale che una ricerca interiore debba basarsi su molte basi non razionali. Quello che mi colpisce negativamente è vedere come, ogni giorno, sempre più persone si arrendono alla complessità del mondo che li circonda, e qui parlo di temi molto concreti come la gestione di un condominio o l'uso dell'automobile, per allargarci fino a temi più ampi come il giudizio politico o il comportamento sul lavoro. Credo che il problema grave di questi decenni sia proprio l'abdicazione di massa al ragionamento netto, non oscurato dagli interessi personali o di gruppo e dai preconcetti; l'accettazione di figure più o meno carismatiche come unici modelli di comportamento.

Per tornare al tema di apertura di questo post, forse oggi il miglior modo per fare una sincera ricerca religiosa è essere i più severi critici raziocinanti di noi stessi e del nostro mondo, in questo modo quelle poche certezze che troveremo saranno più solide e in più saremo più coscienti del mondo in cui viviamo, pronti a difenderlo per il bene nostro e dei nostri figli.