domenica 3 luglio 2016

Il Tonglen a modo mio

Vorrei condividere con voi la mia esperienza da autodidatta con la meditazione tibetana, in particolare con la pratica del Tonglen.

Come molte scoperte della mia vita anche questa è iniziata con un libro. In questo caso si tratta di Excavating Pema Ozer, un piacevole romanzo di formazione, ben documentato, scritto da una insegnante di Dharma di tradizione tibetana. La sua lettura mi ha aiutato ad avvicinarmi al mondo del buddismo tibetano con occhi diversi.

Quello che mi ha sempre tenuto lontano dallo sperimentare lo stile tibetano, variopinto e multiforme, è stata la mia formazione nell'austera scuola dello Zen Soto, ma i tempi erano maturi per cercare nuove strade. Innanzitutto sono partito dalla consapevolezza che non sono in grado di dedicare alla meditazione seduta (Shikantaza) l'energia e la costanza di cui ha bisogno per essere efficace, ma non per questo voglio rinunciare a percorrere la strada tracciata dal Buddha.

Provo a spiegare, con parole mie, ciò che ho capito capito del Tonglen (lett. dare e ricevere), la meditazione di compassione tibetana. Chiedo anticipatamente scusa ai più esperti di questa tradizione per gli inevitabili errori, tutto ciò di cui ragiono ora l'ho scoperto da autodidatta, senza alcuna guida, e il mio scopo è proprio mostrare cosa sono riuscito ad imparare da una tradizione diversa dalla mia e a fare proprio.

La prima fase della meditazione consiste nel visualizzare con il maggior dettaglio tutti coloro che ci causano repulsione, sofferenza ed ogni reazione negativa. Questo per me è la fase più difficile, essendo abituato al "lasciare andare" dello Zen, ma è utile per andare diritto al cuore della sofferenza, qui ed ora. Quando non riesco a fissarmi su una o più persone mi immagino delle forme astratte, spesso una gabbia nera e spessa, che mi avvolge e mi soffoca.

lunedì 13 gennaio 2014

Che faccio signora?

Lascio le noci o non le servono più?

Sì, è un po' come essere al mercato e trovarsi nel dubbio su cosa scegliere, non una scelta capitale, ma comunque con le sue conseguenze.

Ho deciso che a questo piccolo blog ci sono affezionato e quindi lo tengo, con qualche apertura in più al mio vissuto attuale, che pesa parecchio, e l'occhio fisso alla luce del Dharma, nel limite delle mie capacità.

Buona giornata a tutti!

domenica 3 marzo 2013

Abbiamo vinto!

Ma cosa abbiamo vinto?
Le elezioni? No, proprio no. Il campionato di serie A? Già andato altrove. E quindi che rimane?

Ora vi racconto. Stamattina sono andato a fare una spesa veloce all'ipermercato e nel solito delirio di offerte (alimentari 8 x 20, anelli 2 x 1, videogiochi 4 x 10, jeans al 10%) ho trovato questa incredibile offerta di statue da giardino.

venerdì 15 febbraio 2013

Koan reloaded... e il bambino?

Uno dei koan su cui torno a tratti è il famoso  del maestro Hakuin. Se volete lo potete rileggere qui.

Riflettendo su questo koan mi sono sempre soffermato sulla dignità del maestro. Ho soprattutto ammirato la sua capacità di non farsi influenzare dai giudizi delle persone che lo circondavano, e da cui probabilmente dipendeva la sua sussistenza.
Ma che dire del bambino? Lascereste un neonato alle cure di un monaco severo, famoso per la sua disciplina? Di certo Hakuin avrà fatto del suo meglio per occuparsene, ma non posso immaginare qualcuno più lontano dallo spirito materno.

domenica 30 dicembre 2012

Ogni giorno, comunque

Frequentando un dojo zen uno dei primi insegnamenti che si ricevono è che non esistono momenti speciali per fare zazen. Ogni momento è perfetto in se stesso, non esiste distinzione tra una solitaria giornata in campagna e una serata in un'affollata sala cittadina.
Io ho sempre avuto un debole per i riti, le regole e le atmosfere misticheggianti, così non ho mai amato questo messaggio così tranchant, quasi banalizzante.

venerdì 9 novembre 2012

Just a scent

La ricerca della consapevolezza è un esercizio sempre più difficile, ma la scintilla è ancora accesa.

giovedì 20 settembre 2012

Dalai Lama. Oltre la religione?

Pochi giorni fa il Dalai Lama ha rilasciato una dichiarazione a sensazione sul suo profilo Facebook.

In sostanza egli sottolinea che le religioni tradizionali non sono (più) in grado di dare una risposta alle problematiche della società moderna, ed è invece necessario concentrarsi sui valori etici e morali, a prescindere dal loro background storico.

Non è un concetto nuovo per lui, come ha spiegato estesamente in uno dei suoi ultimi libri.

Un obiettivo già raggiunto è stato sicuramente far parlare di sé e non ho alcuna intenzione di criticarlo per questo. La sua abilità nel comunicare sui media è una delle poche armi che gli rimangono, a fronte della prepotenza militare ed economica nello scenario della diaspora tibetana. Cito volutamente la diaspora non per fare propaganda alla causa tibetana, ma per ricordare che ciò che oggi si presenta al mondo come Buddhismo Tibetano non esisterebbe senza l'esilio forzato imposto dai cinesi; avremmo altresì una religione molto più simile all'impostazione Cattolica, legato inevitabile di un secolare regime teocratico, ed assai meno simpatica all'opinione pubblica occidentale di come sia oggi.

Non credo, nella mia umilissima esperienza, di poter condividere la sua opinione. Ho un enorme rispetto per la sua vita e la sua personalità e credo che la miglior giustificazione di questa opinione sia proprio il fatto che essa proviene da un uomo che ha dedicato tutta la vita al suo popolo, alla sua cultura e alla sua religione.

In fondo però, credo che il suo sia un auspicio irrealizzabile. Uscire dai binari quotidiani della propria vita  per abbracciare l'etica e la compassione richiede passione, disciplina,  fermezza e amicizia; ciò che si trova ancor oggi nelle migliori tradizioni spirituali. Dobbiamo anche chiederci se convergere solo sulla compassione e sui valori etici sia davvero l'obiettivo finale da porci o invece non sia una conquista da compiere sulla strada della realizzazione. Immagino che nell'ottica del Dalai Lama le due cose convergano, e questo sia proprio il principale motivo che lo autorizzi a proporlo.


mercoledì 16 maggio 2012

Perché fai zazen?

Domanda classica da dojo.

La risposta giusta di solito... non c'è. O se siete in vena più misticheggiante è "Per restare in sintonia con il qui ed ora" (Giuste entrambe, non scherzo)

Da anni, per vari motivi e in fondo con dispiacere, non frequento un dojo e per ovviare alla prigrizia della pratica solitaria uso tutti gli strumenti per pungolarmi.
Ieri, mentre attendevo, già disteso, l'inizio dell'ennesima, e dolorosa, seduta dentistica, il dottore, che è veramente un tipo simpatico, nonostante il lavoro che fa, mi ha sorpreso con questa domanda: "Ha già iniziato a meditare?"
E' una storia che risale all'anno scorso, quando dopo una seduta particolarmente lunga e dolorosa, il medico si era congratulato per la mia concentrazione e per la resistenza al dolore. Tenendomi ad un mobile per non andare giù secco per terra dal capogiro, gli ho raccontato che in caso di bisogno ricorrevo alle tecniche di meditazione buddista e da allora lui e la sua assistente mi hanno etichettato come: "il paziente che medita".

Mentre stamattina cercavo di pulire casa, ripensavo a quello che mi aveva detto il medico e mi sono chiesto in quali occasioni io mediti intensamente nella vita quotidiana.

La classifica, un po' desolante, è la seguente:
  1. dal dentista, mi aiuta a superare il dolore e la tensione (funziona)
  2. in ufficio, mi aiuta a non andare ai matti e ad accettare quello che non sono in grado di cambiare (funziona un po' meno, otto ore son lunghe)
  3. in situazioni familiari difficili, in special modo quando devo aiutare in situazioni di malattie, ospedali o urgenze di altro tipo (funziona anche lì, ma è più una specie di [bodhisattva mode on])
 E le sedute di zazen regolari, anche brevi? Spesso sacrificate in favore di altre attività, anche importanti, ma più legate all'immediato, tipo gestione famiglia o recupero di sonno inderogabile prima dell'ufficio. E' come se avessi interiorizzato una parte della pratica fatta nel tempo e la tirassi fuori nei momenti critici (che va bene), ma non riuscissi a splamarla sul resto della giornata (tipo oggi un'ora sui SN invece di zazen).

Niente di nuovo o di particolare, lo so. E' che ogni tanto bisogna fare due conti sulla propria vita... e poi continuare al meglio, comunque.

To follow: ordinare il rinfresco per il compleanno del figlio, continuare la disperata di un paio di jeans abbastanza lunghi, doccia, preparare la cena... e lo zazen? ah, già mi ero dimenticato... dimenticato??? aargh!

venerdì 24 febbraio 2012

I simboli e il cammino

Ogni volta che sento una notizia come questa, in cui persone perdono la vita a causa della distruzione di un libro, ma potrebbe essere anche una bandiera, rimango sempre attonito.
Non riesco ad immaginare un simbolo così necessario, nelle sue forme, da dover richiedere il sacrificio della propria vita. Posso capire il sacrificio per un ideale, ma non per un concetto, o peggio per un mero simbolo.
Credetemi, non è questione di ritenere un tipo di civiltà o di credo religioso superiore ad un altro, ma la semplice constatazione che la nostra vita è infinitamente più complessa e più preziosa di un simbolo o di uno slogan, qualunque esso sia.
Tutti i saggi insegnano che la nostra esistenza è un continuo cammino, una ricerca senza fine della felicità e della conoscenza. Un concetto, un simbolo, un'idea sono strumenti potenti a cui appoggiarci, ma non saremo veramente liberi finché non saremo così forti da poterli abbandonare senza rimpianti, anche al costo di restare a mani vuote.

lunedì 16 gennaio 2012

Il respiro della vita

Il suono della risacca.
La carezza gelida del Maestrale.
Le voci di chi amo.
Il tempo dello zazen.

Il respiro della vita.


martedì 27 dicembre 2011

Garanzia

Per Natale mi sono regalato un nuovo kit per zazen: uno zafu e uno zabuton realizzati da un artigiano locale molto bravo e incensi Shoyeido originali.
Lo zafu è garantito 20 anni e il regalo più bello che posso farmi è continuare ad usarlo finché non sarò costretto a cambiarlo di nuovo.

domenica 13 novembre 2011

Mantra e visualizzazioni

Ecco due termini che ho sempre guardato con diffidenza. Nella tradizione Zen in cui ho studiato l'enfasi è posto tutta sulla meditazione, lo shikantaza, e in seconda battuta sul samu, il lavoro comunitario, mentre la recitazione dei mantra o altre pratiche devozionali non sono prese in considerazione. Al quadro dei miei pregiudizi aggiungo anche un passato cattolico militante troppo infervorato, per cui ora rifuggo da tutte le pratiche che mi sembrano anche solo da lontano manipolatorie.
La prima volta che ho incontrato qualcosa di diverso è stato quando ho letto in un libro di Thich Nhat Hanh a proposito delle Gatha della Pace, le strofe che ha insegnato ai suoi allievi per praticare i vari momenti della loro vita quotidiana. Ne ho letto con curiosità, ma senza una reale intenzione di applicarle.
Ho cominciato a riconsiderare la questione un paio di mesi fa, al ritorno in ufficio dopo l'estate, in un momento di grande stanchezza. In più di un'occasione mi sono reso conto di essere pericolosamente distratto e ho cominciato a cercare un modo per evitare guai. Ho ripensato ripensato alle gatha di Nhat Hanh e ne ho costruita una su misura per me. Il sistema ha funzionato bene, non ho certo scoperto nulla di nuovo e lo sto applicando anche in altre situazioni con soddisfazione.
Da poco tempo sto iniziando ad indagare anche le visualizzazioni, tecnica molto cara tra le altre alla tradizioni tibetana, di cui non avevo nessuna esperienza. In questo caso non faccio riferimento a nessuna pratica in particolare, ma sto provando ad usare delle immagini interiori per capire meglio le mie sensazioni e gli stati emotivi.
Sono tecniche interessanti, che pian piano introduco nel quotidiano, insieme alla recitazione dei sutra e allo zazen. Mi fa anche piacere notare che nel tempo mi sono scrollato di dosso gran parte delle vecchie diffidenze che avevo verso le pratiche di altre tradizioni; tutto può essere utile purché riscoperto e vissuto in maniera consapevole.

domenica 25 settembre 2011

Scrivere e vivere

Lo scorrere del tempo raffina i desideri e li consuma.

Da anni sto cercando il mio modo per esprimermi, al di là degli affetti e dal lavoro quotidiano. Ho provato prima con la fotografia, poi con la scrittura di fumetti e di fiabe, ma non sono mai stato soddisfatto dei risultati, anche perché sono di carattere troppo esigente.
Quest'anno ci ho pensato su per bene e ho capito che l'attività che più mi appassiona e più mi da' soddisfazione è la scrittura, il saper narrare. Non è per niente facile. Devo sconfiggere innanzitutto il mio innato razionalismo, ulteriormente rafforzato dal mestiere che faccio. Dopo aver scritto e riscritto due capitoli di un romanzo a cui pensavo da tempo ho visto quant'è difficile uscire dagli schemi che ormai ci siamo imposti; dopo molti tentativi di ricominciare, tutti falliti in principio, non ho potuto fare a meno di pensare se non fosse meglio lasciar perdere anche questo sogno e restare un semplice, appassionato, lettore.
No, non lascerò perdere. Non voglio diventare famoso e neppure vantarmi di aver anch'io il mio piccolo capolavoro pubblicato da qualcuno, ma voglio insistere. Perché? Perché ho scoperto che restare concentrato su una attività che davvero mi interessa, mi aiuta a vivere meglio anche il resto del mio quotidiano e perché, in fondo in fondo penso di aver qualche possibilità di scrivere qualcosa di buono.

E la meditazione? E il Dharma? Perché non ti concentri direttamente su questo? In fondo è la cosa più importante che hai scoperto nella tua vita? E' vero, ma ho realizzato che per non abbandonare la pratica del Buddha devo essere capace di giocarci, di diluirla in tutta la mia esistenza. Verrà un momento in cui potrò dedicarmici in maniera frontale, con regolarità e costanza, ma non è questo. Ora devo vivere tutta la mia vita con presenza mentale, illuminato dal Dharma, e già questo è tanto.

martedì 17 maggio 2011

Quattro voti per esplorare

La mattina è il momento della giornata in cui cerco di strappare un po' di spazio per la mia pratica personale. Tra un biscotto per colazione e il risveglio del figlio prima della scuola cerco di infilare un po' di zazen e i quattro voti del Bodhisattva.

Eccoli nella versione che utilizzo io.

Infiniti sono gli esseri senzienti, faccio voto di salvarli.
Inestinguibili sono i desideri, faccio voto di porvi fine.
Senza confini sono i dharma, faccio voto di conoscerli.
Insuperabile è la via del Buddha, faccio voto di realizzarla.


In questo post però non mi permetto di parlarne troppo, sia perché non sono mai riuscito a prendere ufficialmente i voti, anche se mi piacerebbe davvero tanto, ma soprattutto perché ci sono fonti assai più preparate, solo per cominciare potete leggere qui e qui.

giovedì 5 maggio 2011

Una giornata perfetta

Dedicato a Roberto, Maria Grazia, Vittorio, Alessandra e Giovanna, la mia seconda famiglia.


Era un giorno ideale per restare in ozio. La temperatura mite e un cielo grigio davano alle colline dell'Oltrepo' Pavese un'aria sonnolenta, che ti faceva venire voglia di restare nel sacco a pelo. Gli amici sarebbero arrivati solo tra qualche giorno e la grande casa era semivuota, solo Roberto con la famiglia, Vittorio e io.

Roberto era già partito per andare a Milano quando mi sono svegliato e sarebbe tornato solo la sera, per cena, ma prima di partire aveva lasciato a Vittorio il programma di quel giorno - costruire la prima serra dell'orto.

martedì 3 maggio 2011

Koan e racconti dei maestri

Come gran parte degli occidentali, mi sono avvicinato allo Zen tramite la lettura delle raccolte classiche di koan e brevi racconti, come ad esempio il famoso 101storie zen. In queste letture sono stato colpito dai caratteri forti degli insegnanti e dal loro stile, silenzioso e laterale, con cui cercano ogni mezzo per aprire le dure cervici dei loro allievi, nei casi estremi anche fisicamente ;)

Ho poi iniziato a praticare in un centro di scuola Soto, in cui l'accento è posto sulla pratica detta Kakusoku, in cui non ci si appoggia consapevolmente ad alcun pensiero. Per questi motivi non ho mai approfondito la meditazione sui koan, tipica invece della scuola Rinzai.

sabato 30 aprile 2011

Alla caccia di domande

Nei giorni scorsi ragionavo sui motivi che mi hanno spinto a iniziare questo blog e sul perché riesco a scrivere così pochi post, almeno rispetto a quello che vorrei.

Ricordo perfettamente il momento in cui ho ideato il primo post, stavo camminando verso l'ufficio quando le vecchie domande su cui mi arrovellavo sono tornate con forza a galla, con una bozza di risposta. Per stimolarmi a lavorarci sopra e provare a comunicare le mie intuizioni è nato questo spazio.

La mia preoccupazione nella creazione dei post è sempre stata la ricerca della qualità, sia nei contenuti che nella forma. Non si sono mai sviluppati grossi dibattiti, ma non mi sono mai aspettato il contrario, andava bene così.

Ora vorrei provare a rendere questo spazio più interattivo, non certo una chat o uno spazio generalista, tra l'altro se qualcuno ha voglia di chiaccherare può trovarmi anche qui.

Vorrei provare a fare un esperimento: nei prossimi post cercherò di tirare fuori alcuni problemi e interrogativi che ho incontrato, sempre legate al dottrina del Buddha e alla sua pratica, e se qualcuno vorrà contribuire ad approfondire il tema ne sarò felicissimo.

venerdì 8 aprile 2011

Buone letture: E

Stamattina ho comprato in edicola E, il nuovo mensile di Emergency. E' bello, è cartaceo ma anche digitale, contiene delle belle storie e tanta speranza.
Compratelo e leggetelo anche voi, tutti ci ringrazieranno.

martedì 15 marzo 2011

I soldati

Osservate gli esponenti della maggioranza di governo, ascoltate i loro discorsi.
Più si espongono e più assomigliano a dei soldati. Come in ogni esercito ve ne sono di tutti i tipi: i professionisti, i volenterosi, i fanatici e i più recalcitranti, magari qualcuno si vergogna anche un po' di combattere la guerra sbagliata.
Non faccio nomi, basta ascoltarli per capire il loro grado.
La cosa più grave è che la prima cosa che si insegna ai militari è di obbedire agli ordini, quali che siano; la coscienza è un optional, pure fastidioso.

Arriva la politica!

Oggi comincio a portare nel mio piccolo dojo la politica. Non perché credo di poter influenzare l'opinione di qualcuno, ma perché è profondamente illuminante sui tempi che viviamo.