martedì 3 febbraio 2009

Per favore, silenzio su Eluana

Mi piacerebbe davvero che da oggi non si parlasse più di Eluana Englaro, della sua famiglia e di questa vicenda tragica e si seguissero gli ultimi atti di questo dramma umano in un rispeottoso silenzio.

Mi piacerebbe che si potesse invece discutere, in piena coscienza e rispetto delle convinzioni altrui, dei problemi che la sua vicenda ha sollevato, ad esempio del problema del testamento biologico, su cui vi riporto a questo commento di Ignazio Marino che condivido pienamente.

Ma so che non succederà, perché in questo triste paese il rispetto e la pacatezza sono ormai perdute, forse per sempre, nel clamore contraddittorio delle fazioni e delle tribù, ognuna aggrappata disperatamente al proprio pulpito.

Forse un giorno la nostra coscienza sociale evolverà e allora sarà un gran bel giorno, ma sinceramente non ci credo quasi più.

1 commento:

Renato Laurita ha detto...

Che società è quella che chiama la vita “un inferno” e la morte “una liberazione”?
Dov’è il punto di origine di una ragione impazzita, capace di ribaltare bene e male
e, quindi, incapace di dare alle cose il loro vero nome?
L’annunciata sospensione dell’alimentazione di Eluana è un omicidio. La cosa è
tanto più grave in quanto impedisce l’esercizio della carità, perché c’è chi si è preso
cura di lei e continuerebbe a farlo.
Nella lunga storia della medicina il suo sviluppo è diventato più fecondo quando, è cominciata l’assistenza proprio agli “inguaribili”, che prima venivano
espulsi dalla comunità degli uomini “sani”, lasciati morire fuori dalle mura
della città o eliminati. Chi se ne fosse occupato avrebbe messo a rischio la propria
vita. Per questo chi cominciò a prendersi cura degli inguaribili lo fece per una ragione
che era più potente della vita stessa: una passione per il destino dell’altro
uomo, per il suo valore infinito.
Così il caso Eluana ci mette davanti alla prima evidenza che emerge nella nostra
vita: non ci facciamo da soli. Siamo voluti da un Altro. Rifiutare questa evidenza vuol dire, prima o poi, rifiutare la realtà. Persino quando
questa realtà ha il volto delle persone che amiamo.
Ecco perché arrivare fino a riconoscere Chi ci sta donando la presenza di Eluana è una necessità per tutti coloro che,
avendo la ragione, cercano un significato. Senza questo riconoscimento diventa impossibile
abbracciare Eluana e vivere il sacrificio di accompagnarla; anzi, diventa
possibile ucciderla e scambiare questo gesto, in buona fede, per amore.